<Allora Panurge tolse fuori dalla nave due gran corde, e le attaccò da una parte all'argano che era sulla tolda, dall'altra le mise in terra, e le dispose in due gran cerchi, uno più largo e l'altro all'interno più piccolo>
("Pantagruele", capitolo 25, pag 271)
Con questo stratagemma Panurge e Epistemone sconfiggono seicentosessanta cavalieri semplicemente attirandoli nei cerchi formati dalle corde e azionando l'argano.
Elenco di riferimenti, allusioni e comparse della tecnologia in tutte le sue forme all'interno di "Gargantua e Pantagruele" (libri Primo e Secondo)
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giovedì 5 giugno 2014
domenica 11 maggio 2014
Fabbrica
<E per avere tutti questi costumi al momento opportuno, su un fianco del bosco di Thelème, vi era un gran corpo di fabbrica lungo una mezza lega, ben luminoso e attrezzato, nel quale stavano orefici, lapidari, ricamatori, sarti, trafilatoti d'oro, vellutai, tappezzieri e tessitori scelti; e ciascuno lavorava nell'arte sua, esclusivamente pei detti religiosi e religiose>
("Gargantua", capitolo 56, pagina 159)
Si descrive da dove provengano i lussuosi vestiti dei religiosi dell'abbazia di Thèleme, una sorta di scuola ideale in cui possano venire ammessi a vivere in comune ragazzi e ragazze che abbiano certe caratteristiche (buoni, belli, gentili), indifferentemente dalla loro condizione sociale e di sangue. La "fabbrica" immaginata dall'autore è occupata da vari tipi di artigiano, ognuno con un' occupazione specifica, che insieme collaborano per produrre le pregiate vesti, quasi come se costituissero una moderna catena di montaggio in una struttura proto-industriale.
("Gargantua", capitolo 56, pagina 159)
Si descrive da dove provengano i lussuosi vestiti dei religiosi dell'abbazia di Thèleme, una sorta di scuola ideale in cui possano venire ammessi a vivere in comune ragazzi e ragazze che abbiano certe caratteristiche (buoni, belli, gentili), indifferentemente dalla loro condizione sociale e di sangue. La "fabbrica" immaginata dall'autore è occupata da vari tipi di artigiano, ognuno con un' occupazione specifica, che insieme collaborano per produrre le pregiate vesti, quasi come se costituissero una moderna catena di montaggio in una struttura proto-industriale.
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Torchio tipografico
<Nessun male fece a loro Gargantua, salvo che li adibì a girare i torchi nella sua stamperia, che aveva impiantato di fresco>
("Gargantua", capitolo 51, pagina 147)

Rabelais qui si riferisce al torchio tipografico, una macchina da stampa introdotta alla metà del XV secolo da Johann Gutemberg, assieme ai caratteri mobili. La tecnica da lui perfezionata consiste nell'allineare i tipi (piccoli prismi metallici di sezione variabile, su ciascuno dei quali compare in rilievo a rovescio un carattere) assemblandoli in linee, e unire queste creando le pagine complete di testo. Ogni matrice relativa ad una pagina viene quindi inchiostrata e successivamente stampata con un torchio pressore.
Evidentemente Rabelais scrive che Gargantua aveva da poco installato le macchine per stampare proprio perchè ai tempi dello scrittore eran da poco state inventate.
("Gargantua", capitolo 51, pagina 147)

Rabelais qui si riferisce al torchio tipografico, una macchina da stampa introdotta alla metà del XV secolo da Johann Gutemberg, assieme ai caratteri mobili. La tecnica da lui perfezionata consiste nell'allineare i tipi (piccoli prismi metallici di sezione variabile, su ciascuno dei quali compare in rilievo a rovescio un carattere) assemblandoli in linee, e unire queste creando le pagine complete di testo. Ogni matrice relativa ad una pagina viene quindi inchiostrata e successivamente stampata con un torchio pressore.
Evidentemente Rabelais scrive che Gargantua aveva da poco installato le macchine per stampare proprio perchè ai tempi dello scrittore eran da poco state inventate.
lunedì 5 maggio 2014
La trappola
<E pisciò così copiosamente che l'orina tagliò la strada ai pellegrini, che furor costretti a valicare il gran fosso. Quindi, costeggiato il bosco della Touche, in rasa campagna, caddero tutti, tranne Fournillier, in un trabocchetto, che era stato messo lì per prendere al laccio i lupi, dal quale si salvarono grazie all'abilità del detto Fournillier, che ruppe tutti i lacci e cordami.>
("Gargantua", capitolo 38, pagina 114)
I pellegrini stanno scappando dall'ira di Gargantua e incappano in una classica trappola a laccio per animali. E' un meccanismo costituito da una corda collegata a un estremità a un ramo in tensione e all'altra estremità a un cilindretto fissato mediante un incastro precario al suolo o a una zavorra. Appena l'animale tocca il filo (tirando un'esca per esempio) o infila la testa in un cappio, fa scattare la corda in trazione che lo solleva da terra.
("Gargantua", capitolo 38, pagina 114)
I pellegrini stanno scappando dall'ira di Gargantua e incappano in una classica trappola a laccio per animali. E' un meccanismo costituito da una corda collegata a un estremità a un ramo in tensione e all'altra estremità a un cilindretto fissato mediante un incastro precario al suolo o a una zavorra. Appena l'animale tocca il filo (tirando un'esca per esempio) o infila la testa in un cappio, fa scattare la corda in trazione che lo solleva da terra.
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